The Jester Of Light

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Citazioni di altri Giullari

---------Orson Welles------------

Il cinema è un mestiere... Nulla può essere paragonato al cinema. Il cinema appartiene al nostro tempo. É la cosa da fare.

Mi sono sempre sentito isolato. Credo che ogni bravo artista si senta isolato.

---------Charlie Chaplin----------

Vivi come credi , fa cosa ti dice il tuo cuore….. ciò che vuoi, la vita è uno spettacolo teatrale senza prove iniziali; canta, ridi, balla, e vivi intensamente ogni momento della tua vita… Prima che cali il sipario e lo spettacolo finisca senza applausi…

---------Groucho Marx-----------

Non vorrei mai appartenere ad un club che contasse tra i suoi membri uno come me

Da quando ho preso in mano il libro fino a quando l'ho rimesso apposto, non ho smesso di ridere per un solo momento. Un giorno ho intenzione di leggerlo.

---------Woody allen-------------

Ero solito portare una pallottola nel taschino, all'altezza del cuore. Un giorno un tizio mi tirò addosso una Bibbia ma la pallottola mi salvò la vita;

Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile

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giovedì, 26 giugno 2008

RAI









In uno dei miei possibili appelli, dopo sta carestia di post e' quello di unirsi tutti e combattere la privatizzazione delle fonti video e audio, intanto prendendoci gratis il materiale della RAI, roba che non si sa nemmeno piu' che e' tutta archiviata.







Ciao



postato da: Rusty alle ore 13:53 | link | commenti
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martedì, 29 aprile 2008

Reporting Macbeth

Adesso metto dei testi s Macbeth, dato il suo successo: la prefazione di Paolo Scarcelli e la recensione di Matteo Cichero, pubblicata su teatro.org. Se siete venuti a vederlo, spero vi siate divertiti. Inoltre volevo enunciare brutti bastardi tutti quelli che hanno preferito la fiorentina a venire alla replica giovedi'. So, che questa affermazione vi fara' uscire una risatina, perche' siete fieri di tifare il calcio. Potreste filmarla questa risatina per capire quanto site babbei. Tenetevi poi informati perche' faremo delle repliche.





Prefazione di Paolo Scarcelli


Macbeth è la tragedia dalle tinte fosche di una sanguinaria conquista del potere cui fanno da prodromo i vaticinii delle streghe. E’ la tragedia di un uomo normale, un guerriero, certo, ma  un guerriero alla cui mente fino ad allora non si sono affacciate le funeste ambizioni che lo trascineranno al tradimento, all’omicidio, alla menzogna, fino alla sistematica eliminazione di ogni ostacolo, anche solo potenziale, alla conferma del proprio potere.

Nel nostro allestimento - una dolorosa, ma inevitabile riduzione del sacro testo shakespeariano - abbiamo voluto dar risalto al gioco di seduzione che sulla psicologia normale del protagonista viene agito dalla sete di potere. Abbiamo così eliminato ogni enfasi sull’elemento grottesco e pittoresco.

Il ruolo delle tre streghe, perciò, viene impersonato da tre attori che sulla scena dialogheranno con l’attore-Macbeth in una sorta di interrogatorio che dovrà far emergere l’assoluta banalità spirituale del protagonista. Il personaggio Macbeth tenterà di eludere le proprie responsabilità, cercando di nasconderle prima di tutto a se stesso. Il personaggio di Lady Macbeth, che nel nostro allestimento sarà impersonata da un attore, conserva la funzione di catalizzatore della vicenda. In effetti Lady Macbeth incarna la lucida organizzazione tattica. E’ la razionalità applicata alla strage, alla violenza che conduce alla corona.

Ma nella nostra scelta di regia abbiamo voluto mettere in evidenza anche l’ambiguità di altri personaggi che forse ad una prima lettura potrebbero apparire eroi assolutamente positivi: Macduff e Malcolm. Il primo è l’antagonista diretto del tiranno, è il giustiziere che nella morte di Macbeth vede il compimento della vendetta personale ed il riscatto della patria oppressa. Il secondo è figlio di Duncan, il re che Macbeth ha assassinato con le sue mani, all’inizio della tragedia, quasi in una iniziazione alla violenza sistematica del potere. Nel dialogo fra i due, in una scena che abbiamo voluto sottolineare, si gioca una strana partita: Malcolm mette alla prova la saldezza dei propositi di Macduff, ma non è forse vero che nelle parole del signore di Fife riconosciamo la cinica crudezza degli aspetti più sciagurati intrinseci dei meccanismi del potere?

Il nostro finale vuole far emergere un inquietante dilemma: chi di noi può credere che Macbeth sia stato un mostro, un’eccezione della storia, una deviazione della natura? Siamo veramente così lontani dalle seduzioni del potere?


Recensione di Matteo Cichero


Una ragnatela che potrebbe rappresentare la complessità della mente umana, i mille pensieri che si incrociano scontrandosi tra di loro, le mille sfaccettature dell’animo umano e le infinite possibilità che un uomo ha nella sua vita; decine di corde che si intersecano tra loro e una sedia, così si presenta la scena del libero adattamento di Macbeth prodotto da Proteozoo e curato da Paolo Scarcelli.

La storia rappresentata da soli attori uomini rimane fedele al testo originale sotto l’aspetto narrativo privandolo di ogni elemento grottesco. La messa in scena ruota attorno all’ottima interpretazione di Paolo Scarcelli supportato da nove giovani interpreti che, anche se con alcune lacune ed imperfezioni tecniche, riescono a rendere i personaggi credibili e psicologicamente delineati.

Unica nota negativa le luci ripetitive e non in grado di ricreare l’atmosfera di tensione e follia che Shakespeare ha così ben delineato, ma lo stesso artefice dell’illuminazione, curata da Lorenzo Ciacciavicca, ha positivamente sorpreso il pubblico con una scenografia moderna ed essenziale che ha suggestionato e trasportato gli spettatori durante tutta la messa in scena.

Si può definire riuscita la trasposizione di un testo così complesso ed articolato, dove il finale vede un Macbeth privato della sua corona, del suo potere e delle sue aspirazioni che torna ad essere quello che è: un attore; perché come diceva il grande autore “considero il mondo per quello che è: un palcoscenico dove ognuno deve recitare la sua parte”.


Grazie e alla prossima replica, spero che sarete interessati


Lorenzo


postato da: Rusty alle ore 11:14 | link | commenti (1)
categorie: ricordi, storia, teatro, shakespeare, sondaggio, morte, tutto, riso
giovedì, 17 aprile 2008

Macbeth da W. Shakespeare all'Antella 23 e 24 Aprile 2008



"Macbeth" da William Shakespeare, il 23 Aprile 2008 Al Teatro Comunale di Antella (Firenze). Allestimento e Regia "Proteozoo".

Con Paolo Scarcelli, Piero Pelosi, Lorenzo Ciacciavicca, Corso Dominici, Juri Galli, Andrea Rosichini, Damiano Bandelli, Alessandro Canu, Stefano Nardoni Andrea Nocentini.

Musiche di Francesco Donnini eseguite dal vivo.

Libera riduzione  di Paolo Scarcelli della tragedia di William Shakespeare nella traduzione di Goffredo Raponi.

Una riduzione di della famosa "tragedia scozzese" che cerca di essere fedele alle intenzioni dell'autore, William Shakespeare; e che cerca, grazie alle tematiche universali che affronta,  di indagare sulla debolezza umana e sulle tentazioni del potere.

Per informazioni proteozoomacbeth@gmail.com o contattare me.



Replica Giovedi 24 Aprile ma con bigliettazione aperta a tutti curata dal Teatro comunale di Antella.

Via Montisoni, 10 Bagno a Ripoli  Tel e Fax 055.621894  segreteria@archetipoac.it

Lorenzo


















lunedì, 24 marzo 2008

A-shakespeare-A-week

Re Lear



MATTO: Se il cervello dell'uomo fosse nei suoi calcagni, non correrebbe il rischio di avere i geloni?

LEAR: Sicuro, ragazzo mio.

MATTO: Allora, ti prego, sta' allegro: il tuo senno non anderà in ciabatte.

LEAR: Ah! ah! ah!

MATTO: Vedrai che l'altra tua figliuola ti avrà a sangue; poiché, sebbene essa somigli a questa, come una mela selvatica somiglia ad una mela buona, pure io posso dire quel che posso dire.

LEAR: Che cosa puoi dire, ragazzo?

MATTO: Che essa sarà dello stesso gusto di questa, come una mela selvatica ha lo stesso sapore di un'altra mela selvatica. Sai dirmi perché il naso sta proprio in mezzo alla faccia?

LEAR: No.

MATTO: To', perché gli occhi stiano uno da una parte del naso, e l'altro dall'altra: sicché ciò che non si può fiutare col naso, si possa spiare con gli occhi.

LEAR: Io sono stato ingiusto con lei...

MATTO: Sai dire come un'ostrica si fa il guscio?

LEAR: No.

MATTO: Ed io nemmeno; ma ti so dire perché una chiocciola ci ha la casa.

LEAR: Perché?

MATTO: To', per tirarci dentro la testa; e non per darla via alle sue figliuole, e lasciar le sue corna senza tetto.

LEAR: Voglio dimenticare il mio affetto... Un padre così amoroso! Son pronti i miei cavalli?

MATTO: I tuoi asini sono andati ad occuparsene. La ragione per la quale le sette stelle non sono più di sette, è bellina.

LEAR: Perché non sono otto?

MATTO: Già, precisamente. Tu potresti riuscire un buon matto.

LEAR: Riprenderlo per forza!... Mostruosa ingratitudine!

MATTO: Zio, se tu fossi il mio matto, ti farei bastonare, perché tu sei vecchio prima del tempo.

LEAR: Che vuoi dire?

MATTO: Tu non avresti dovuto farti vecchio, prima d'esser diventato savio.

LEAR: Non permettere ch'io diventi pazzo, oh! pazzo no. benigno cielo! Conservami la mia ragione: io non voglio essere pazzo!...
postato da: Rusty alle ore 17:51 | link | commenti
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martedì, 18 marzo 2008

St.Patrick's Day



S.Patrizio all'Irlanda in Festa!

Per vedere le mie occasionali foto www.flickr.com/photos/fotodiungiullare
postato da: Rusty alle ore 19:04 | link | commenti (1)
categorie: foto
sabato, 15 marzo 2008

Film

Non mi dilungherò troppo sulla trama l'idea eccetera ma vi invito a farmi sapere se vi andrebbe di aiutarmi nel mio nuovo film. Fatemi sapere.
Lorenzo
postato da: Rusty alle ore 11:24 | link | commenti (2)
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giovedì, 13 marzo 2008

A-shakespeare-A-week

Nuova rubrica, un pezzo di Shakespeare alla settimana, spero di ricevere commenti in proposito



AMLETO : Questa non la capisco bene. Vorreste suonare questo flauto?

GUILDENSTERN : Non so farlo, monsignore.

AMLETO : Ve ne prego.

GUILDENSTERN : Credetemi, non ne sono capace.

AMLETO : Ve ne scongiuro.

GUILDENSTERN : Non saprei dove metter le dita, monsignore.

AMLETO : È facile come mentire. Controllate questi fori con dita e pollice, date fiato con la bocca, e lui parlerà in musica con grande eloquenza. Ecco qui le chiavi.

GUILDENSTERN : Ma non saprei cavarne nessuna armonia. Non conosco l'arte.

AMLETO : Ma allora lo vedete, che cosa indegna fate di me. Vorreste suonarmi, vorreste dare a intendere che conoscete i miei tasti, vorreste svellere il cuore del mio mistero, e farmi cantare dalla nota più bassa fino in cima al mio registro. C'è tanta musica, c'è una voce eccellente in questo piccolo strumento, eppure non sapete farlo parlare. Sanguediddio, mi credete più facile a suonarsi d'un piffero? Prendetemi pure per lo strumento che preferite: per quanto stiate a grattarmi non potrete farmi cantare . ( Entra Polonio. ) Dio benedica vossignoria.

POLONIO : Monsignore, la regina vuol parlarvi, e subito.

AMLETO : Vedete quella nuvola che sembra quasi un cammello?

POLONIO : Per la santa messa è così... un cammello.

AMLETO : O forse una donnola.

POLONIO : Infatti la schiena è di donnola.

AMLETO : O una balena.

POLONIO : Una balena, tale e quale.

AMLETO : Beh andrò subito da mia madre. (A parte) Mi trattano da pazzo al punto che ne scoppio. - Sarò da lei subito.



(Amleto - Atto III scena II)
postato da: Rusty alle ore 11:33 | link | commenti (3)
categorie: shakespeare
lunedì, 10 marzo 2008

Racconto surr..

Una giornata strana, oggi. Dopo un sogno tumultuoso mi sono ritrovato sveglio, nel mio letto stamattina. So che può sembrare una cosa comune, anche perchè sapendo di essersi addormentati in un posto ci sembra sicuro che quel posto è lo stesso dove ci risveglieremo. Proprio qui sta il mio piccolo problema. Non ricordo affatto di essermi addormentato a letto ieri sera, ricordo che ero uscito, che avevo visto un film, ma non ricordo assolutamente di essermi messo sotto le coperte. Comunque sia, mi sono alzato, e mentre mi mettevo i calzini ho sentito un rumore, come delle goccie che cadevano sul pavimento. Ho cercato di capire da dove cadesse il liquido ma nessuna traccia, quindi, ho deciso di ignorare questo strano fatto e mi sono avvicinato al bagno, per insomma, sbrigare il primo bisogno che accompagna gli uomini al mattino, insomma, la deliberazione delle sostanze organiche, (spero che il concetto sia chiaro) allora mi sono avvicinato al gabinetto e portando le mani al rubinetto, ho visto che non c'era, ed al suo posto c'era una ferita, un'enorme ferita, che guardando bene notai arrivare fino all'ombelico, dalla quale usciva un sacco di sangue. Nell'istantanea follia dalla quale fui colto presi l'acqua ossigenata e ce la versai sopra, il dolore fù fulmineo e da quella ferita, intravidi spuntare qualcosa, come una specie di ramo, di pianta.

Mi sono svegliato, a quanto pare quello era un sogno, dalla paura misi subito la mano sotto le coperte e fui felice di sapere che era lì.  Allora me ne andai in bagno per insomma, sbrigare il primo bisogno che accompagna gli uomini al mattino, insomma, la deliberazione delle sostanze organiche (spero che il concetto sia chiaro) ò allora mi sono avvicinato al gabinetto, ho portato le mani al rubinetto e felicemente ho lasciato uscire la rugiada.



Lorenzo




P.S. no so benissimo qual'è il senso di questo mio racconto, se lo capite spiegatemelo
postato da: Rusty alle ore 17:46 | link | commenti (9)
categorie: racconti
domenica, 09 marzo 2008

Cronaca di un blog un po' meno fertile..



Era ormai piu' di un anno e due mesi fa che mi ritrovai qui, seduto, accesi una sigaretta e mi dissi "perche' non aprire un blog?". Purtroppo non trovai un riscontro negativo nei miei pensieri ed allora digitai la parola splider e subito si apri' un varco illimitato tra me e la pagina. Fondendo i miei pensieri da irrequieto ed instancabile mascalzone con i campi nei quali digitare ritrovai a breve la ragione e cercai allora di continuare a scrivere: scrivevo racconti, poesie eccetera eccetera.

I primi commenti favorevoli da parte della borghesia internettetuale-antinternettuetale mi recavano grande gioia, anche perche' l'obbiettivo primario della mia vibrante mente pseudosocraticaapollineacontendenzealdionisiaco era quello di fare dell'arte, scrivere per divertire. Questa convinzione e' venuta molto molto meno durante il corso dell'anno seguente, quindi sentendomi in parte occupato ed in parte deluso dal poco riscontro diretto che le mie parole mi facevano riscontrare iniziai a tralasciare il sacro compito di divertire gratuitamente ogni giorno il popolino.

Arrivarono anche altre internetpazioni come per esempio Wikiedia che condussero le mie fulminanti dita via dallo spaziosplinder. Contemporaneamente a tutto cio' la mia mentalita' ha avuto delle scosse che hano favorito uno spostamento di pensiero verso un'ideale meno altruistico dellarte, meno altruistico ma allo stesso tempo piu' altruistico, ma effettivamente la mia gioia nel portare gioia al mondo e' sempre calata piu' in basso lasciando spazio all'idea di divertire me stesso (si, ditelo che sono un egoista, un bastardo molto piu' probabilmente) e allora la potenza che mi spingeva a far divertire  si e' affievolita, ed insieme ad essa anche la mia voglia di pubblicare, l'altra parte, quella della critica verso la societa' si e' sempre piu' inoltrata verso la critica di massa universale, quindi mi era difficile trovare i giusti punti da colpire anche se la voglia c'era. L'annuncio che voglio fare adesso e' in fatti che a mia funzione mutera' e che continuero' a scrivere quando mi andra' veramente, anche se mi lancero' in nuovi racconti e articoli, spero che siate sempre con me. Ho rinnovato la veste grafica, fatemi sapere che ne pensate.



Credetemi. Credetemi per il mio onore, e per potermi credere, ricordate che sono persona d'onore. (tanto per usare parole altrui)



Scrivero' prossimamente, ancora, nei prossimi giorni, state in guardia e se qualcuno c'e' per una blogllaborazione mi contatti



Il vostro semprepiugloriosobastardonarcisista,

Lorenzo




P.s. L'odio salira' fino all'inesistente paradiso.
sabato, 08 marzo 2008

Arte...

“Quando la prima vampata del neonato sole ammantò il verde e l’oro, il nostro padre Adamo si sedette sotto un albero e con un ramoscello tracciò dei segni sulla terra. E il primo rozzo schizzo colmò di gioia il suo saldo cuore. Fin quando il diavolo bisbigliò da dietro le foglie: ‘E’ bello, ma è arte?’ â€
postato da: Rusty alle ore 21:16 | link | commenti
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